sabato 14 novembre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

lunedì 14 settembre 2009



[ Appunti personali per piccoli brividi recentissimi:

- pag. 71 dell'ultimo libro di David Foster Wallace appena uscito per Einaudi, "Questa è l'Acqua", considerato che "Il Pianeta Trillafon e la Cosa Brutta" è stato il suo primo racconto pubblicato.

- Michael Jordan che entra nella Hall of Fame del basket, 11 settembre 2009, e il suo discorso di ringraziamento sull'ossessione per la competizione con tutti, in tutto, a tutti i costi (ovvero, su come si diventa il numero uno). ]

venerdì 17 luglio 2009

giovedì 18 giugno 2009

lunedì 27 aprile 2009




[Dubbio di ordine onomatopeico: come scrivereste lo starnuto in italiano? Etcì, eccì, acciù, etciù, acciù,...?]

mercoledì 25 marzo 2009




[Nota polemica #2.

Penso che la televisione sia sempre più equiparabile a un bidone di scorie radioattive bucato, da cui una persona che desidera rimanere sana si dovrebbe tenere il più possibile alla larga.
Per esempio, trovo orribile il fatto che ormai si dia per scontata la presenza su tutti i network di programmi come reality show e derivati, che li si accetti ormai semplicemente come genere, al pari dei quiz e delle partite di calcio.
Credo che non ci sia modo di difendersi dal danno che possono procurare certi programmi, se non evitando di guardarli. Non c'è argomentazione più misera di quella che "tanto sono abbastanza intelligente/critico/superiore da permettermi di guardarli". Nessuno, a mio avviso, può permettersi di guardarli.
Ecco alcuni dei motivi per cui, secondo me, guardare un reality è di per sé dannoso:

- anche la mente è ciò che mangia. Se mangia schifezze ingrassa in modo malsano. Se la abitui a ragionare sul nulla, se lasci i neuroni girare per produrre un sorriso quando a una concorrente che non ha altro merito se non avere le tette grosse succede qualcosa di buffo, finisci per diventare più stupido. Se dai in pasto al cervello cose semplici e cibo per bassi istinti finisci per disabituarti alla complessità. In altre parole, dopo una intera stagione passata a guardare due cretini che litigano sull'isola dei famosi sei già diventata una persona meno interessante;
- se anche ammettiamo che tu sia effettivamente abbastanza intelligente/critico/superiore da permetterti di guardare la tv, cosa che non è, stai certo che il grosso del resto del mondo non lo sarà. Quindi, se tolleri certe cose e contribuisci a fare audience avvalli la diffusione della stupidità su scala globale e l'abbassamento del livello generale di educazione, cultura, qualità, ecc. Poi non ti lamentare se vedi succedere quello che vedi succedere intorno a te; [1]
- sprechi un sacco del tempo che, per esempio, potresti dedicare a leggere un libro, o a guardare un bel film. In generale, esistono modi di ricrearsi e rilassarsi che non contemplano guardare gente incapace che litiga, anche se può non sembrare;
- se contribuisci al successo di un certo tipo di tv fai un danno anche a me, che non mi sento abbastanza intelligente/critico/superiore da potermi permettere di guardare quei programmi, perché manlevi i network dalla necessità di produrre e offrire trasmissioni decenti, che potrebbero anche arricchirmi invece di rincoglionirmi. In altre parole, mi stai togliendo la possibilità di usufruire di un mezzo di comunicazione (la tv) che di per sé non schiferei a priori.

Come antidoto, oltre al pulsante "OFF" del telecomando, consiglio la lettura di un libro di George Saunders, "Il megafono spento" (Minimum Fax), da cui cito un brano.

"La natura umana non è tale che, date certe condizioni, la stupidità finisce per prevalere, contagiando gli intelletti più brillanti, abbassando il livello di tutti?"]


[1] E aggiungiamo anche il fatto che avvallando il successo di trasmissioni finto-artistiche come X-factor e Amici stai accendendo la tua candelina al tempio della musica da ascensore, relegando sempre più nello sgabuzzino la musica e gli artisti che vale la pena di ascoltare. Quando vado alla FNAC vorrei trovare i dischi dei Week that Was come una volta i nostri genitori trovavano quelli dei Led Zeppelin, e non le colonnine piene solo del disco di Giusycomecazzosichiama, grazie.

lunedì 2 marzo 2009




[Nota polemica: trovo il "fenomeno" Facebook assolutamente detestabile, e di norma non userei lo spazio di questi post per parlare di cose che detesto, ma questa nota "mi scappa", per via delle dimensioni che il fenomeno sta assumendo e perché ritengo il trend sinceramente preoccupante e pericoloso.

Trovo Facebook detestabile alla radice, a partire dai motivi alla base del suo successo: Facebook ha fatto presa immediata perché:

- consente di perdere tempo in modo facile e immediato;

- fornisce a chiunque - anche, anzi specialmente, a chi non ne avrebbe la possibilità lontano da un monitor - un surrogato di esistenza agli occhi degli altri, una finta appartenenza a una comunità [1], un modo per fare parlare di sé, l'impressione di essere importante per qualcuno (basata in realtà su una reciproca non-importanza);

- permette di sfogare in modo cool, amichevole e legalizzato bassissimi istinti morbosi di puro gossiping; detta in altri termini: è perfetto per farsi i cazzi degli altri.

Trovo tutto questo non solo detestabile ma anche socialmente pericoloso, perché porta a bruciare una quantità smodata di tempo in cazzeggio fine a sé stesso a discapito di attività lavorative, ricreative (leggere libri, per esempio) e creative [2], con la conseguenza a breve, medio e lungo termine di atrofizzare il cervello di mezzo mondo e rendere almeno due o tre generazioni malate di infantilismo, dotate di una falsa percezione dei rapporti sociali e di una capacità critica e logica ridotta a zero. Immagino come si possano porre queste generazioni di fronte alla complessità del mondo, ammesso che alla maggior parte di chi usa Facebook interessi qualcosa oltre ai telefilm che si guardavano da piccoli e all'ipod.

Mi fa tristezza pensare che Internet e una fetta troppo grande dei suoi utenti siano finiti per impantanarsi in una cosa come Facebook.

Mi fa tristezza vedere gli avatar con quelle facce dalle espressioni tutte intense o piacione, quando poi dal vivo sei un cesso: è la degenerazione del gioco dell'anonimato che la rete ha sempre reso possibile; qui non fai gioco di ruolo attraverso un personaggio di fantasia, qui fai il gioco di ruolo con te stesso, con la tua insicurezza e con le tue frustazioni. Tristissimo.

Poi mi fanno una tristezza infinita quei gruppi di fan dei giochi dell'infanzia, o delle merendine, dei calciatori, delle frasi celebri, di qualsiasi cosa che sia minimamente cool. Rivelano una globale insicurezza, totale asservimento al sistema e soprattutto mancanza di amore per la cosa che si dice di amare, perché aggiungendo il tuo nome alla lista dei fan, aggiungendo il tuo "forte!" ai milioni di altri "anche io!", "mitico!" e così via finisci per macinare tutto, accumulare un tanto al chilo, banalizzare.
Facebook è uno spianatore di personalità, di passioni, di cultura. E' uno spianatore di tutto.

Posso solo sperare che la gente si stufi di Facebook prima che la cosa diventi davvero preoccupante. Mi rincuora solo vedere che non sono l'unico a non avere un account, e che non sono nemmeno l'unico (vedi, per esempio, qui e qui) a ritenerlo pericoloso...]

[1] E qui si potrebbe aprire una breve parentesi sulla detestabilità di quella che sento spesso come "giustificazione" da parte di chi utilizza Facebook: "Sapessi quanti amici e compagni di scuola ho ritrovato!". Ora, ditemi voi chi cazzo se ne frega del vostro compagno di asilo che non vedevate da 30 anni, e cosa mai avreste da dirvi con lui se anche lo incontraste. Del resto, sono quasi convinto che con i compagni di scuola a cui tenevate davvero non vi siate mai persi di vista, anche quando non c'era Facebook .

[2] Per esempio - e questa è una delle cose che trovo più detestabili del fenomeno Facebook - sfido chiunque a non avere notato un calo verticale dell'attività generale nell'universo dei blog, sia nei post che nei commenti. Lo sforzo cerebrale anche minimo richiesto per organizzare un post di senso compiuto, produrre un disegno o qualcosa di creativo o comunque interessante, è stato sostituito dalla fatica nulla e ad appagamento immediato di taggare la foto del benzinaio del collega o di commentare il nuovo taglio di capelli dell'amica. Persino postare le cose creative su Facebook invece che sul blog, per quei pochi che ancora lo fanno, è detestabile. Persino postarle *anche* su Facebook.

mercoledì 18 febbraio 2009

lunedì 9 febbraio 2009